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Un
Esperimento della Cultura dei Paesi della Costa del
Pacifico Quello che state
per sperimentare è una forma d’investigazione e ricerca sociale, se mi
si permete l’espressione. Un’analisi
di laboratorio. Per piacere,
cominciate ad immaginare un mondo, forse California nel ventunesimo secolo,
nel quale non è fuori anormale per un americano tipico seguire
l’istruzione formale nelle arti orientali come la pittura cinese a
pennello, il ballo coreano o una composizione floreale giapponese.
Quali sarebbero i risultati di questa istruzione ? E probabile che queste persone diventerebbero Buddiste e
comincerebbero a mangiare riso ogni giorno ? Si metterebbero contro alla loro propria cultura ?
Pensiamo di no. Infatti, prediciamo che molto poco cambierebbe nelle loro vite ordinarie. Continueranno le loro esistenze quotidiane più o meno come
tutti gli altri. Le
differenze, crediamo, saranno interne e spirituali, qualità che sono
rappresentate meglio attraverso l’arte—la poesia, la musica, il
disegno e il ballo. Per esaminare meglio questo nuovo spirito, le abbiamo creato un
personaggio letterario, una modella molto individuale ma sempre ipotetica.
Le abbiamo fatta una
donna e le abbiamo donata intelligenza, stile, passione e bellezza.
Le abbiamo anche donata una storia.
Da ragazza giovane, passava l’estate con sua nonna in un paese di
campagna in Borgogna Francia. Ma lei ha avuto anche tre anni d’istruzione nella cerimonia del té
giapponese da un’amica di famiglia—una donna giapponese-americana che
si chiama Helen Matsui—la quale abitava a una fattoria di cavalli per la
stessa strada di casa sua. Ora che è adulta, siamo tristi a scoprire che non parla quasi mai della
cerimonia del tè o cose giapponesi.
Ma se si guarda bene, forse si puó vedere che lo spirito del tè
è sempre lì con lei—come un caro amico ed un compagno costante.
Dall’altra parte, forse non c’è niente. Così in fondo, dobbiamo ammettere che il nostro personaggio letterario,
il nostro prototipo ipotetico, il nostro esperimento in cambiamento
culturale, potrebbe essere considerato una fatica sprecata, che il futuro
che stiamo modellando qui non è più che una modulazione pallida e piùttosto
priva di vita di quel che abbiamo già. Certo, speriamo che il nostro prossimo mondo sia decisamente più grande e
luminoso…che la nuova cultura dei paesi della costa del Pacifico saranno
qualcosa un po’ più entusiasmante per poter scrivere di cio a mamma. Ma nel frattempo, ci troviamo convinti della credenza che anche i più
minimi cambiamenti nella coscienza umana, nelle visioni spirituali ed
estetiche, hanno la potenza di precisare di nuovo l’intero corso della
storia.
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L’estetica Forse
c’è bisogno di qualche commento riguardando l’estetica multi-culturale
delle Scene da una Rustica Sala da Tè.
Ho provato a combinare elementi delle tradizioni letterarie e
estetiche, dall’ Europa e Giappone, formando un’entità armoniosa.
Le nostre forme letterarie sono variazioni dei modelli multi-disciplinari
sviluppati da Lady Murasaki, Sir Philip Sydney, Gerard Manley Hopkins,
Bashó, Jane Austin and Johann Sebastian Bach. Le estetiche visuali e spirituali sono prestati dalla cerimonia di tè
giapponese e dall’arte marziale, particolarmente Kendó (scherma
giapponese). I più importanti concetti estetici sono wabi, sabi, e il
principio di wa, armonia. Il notato studioso di Zen, Dr. D. T. Suzuki scrive in Zen e La Cultura
Giapponese che wabi connota ‘povertà,’ o ‘non essere nella società
di moda di oggi.’ Lui
continua a dire che wabi significa ‘essere soddisfatti con una piccola
capanna, una stanza di due o tre tatami (stuoie)…e forse ascoltare il
picchiettio di una pioggia gentile primaverile.’
Dallo spirito di wabi viene la capacità di vedere la bellezza
nella imperfezione, asimmetria o anche bruttezza. Se un lavoro d’arte mostra wabi con certi sentimenti di antichità e
un’allusione estetica ‘solitudine,’ si puó dire che esprime il
secondo principio del tè, sabi. Sabi
situa un lavoro nel tempo e spazio storico e simultaneamente lo rende
eterno. Sabi suggerisce la
semplicità e il sottile ma sempre imponente eleganza della vita banale. Nella sala del tè o chashitsu, c’è un’estetica combinazione di cibo,
moda, ceramiche, spiriti umani, storia e natura.
Da questo spazio piccolo, costretto, si puó vedere di sfuggita
l’universo infinito. Per
raggiungere questo fine, l’ospite della cerimonia deve diventare
“una” con le menti dei suoi invitati come io l’autore delle poesie
tento di diventare ‘uno’ con la mente della nostra narratrice
femminile attraverso le sue labbra dalle quali ho provato a parlare. Alcuni altri concetti che ho preso in prestito dalla cerimonia del tè sono: kei (‘rispetto’), sei (‘purezza’), juku (‘serenità’), and yumei (‘visione’). Il compito estetico per me come artista vivendo durante gli anni 90 è come tradurre questi concetti in parole e immagini che hanno senso in un mondo dei centri commerciali, MTV, sparatorie dalla macchina e l’informatica moderna. Ma finiamo di parlare.
Speriamo che la vostra visita sarà piacevole.
Grazie. Ronald Phillip Tanaka |

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